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Merchandising: indossare il brand e non solo…

È notizia di qualche settimana fa la partnership di 8 anni (sì, avete letto bene, 8 anni!) fra NBA e Nike per la fornitura del merchandising a livello globale: infatti dalla stagione 2017/2018  Nike diventerà lo sponsor tecnico ufficiale, scalzando Adidas dopo 11 anni di fornitura. Da metà del 2017 la swoosh comparirà dunque su tutto l’abbigliamento tecnico – divise, maglie da riscaldamento e quelle per le sessioni di tiro – dell’NBA e di tutte le squadre della WNBA, il campionato professionistico femminile.

Questa notizia ci fa capire come, dall’altra parte dell’oceano, non ci sia da sudare sette camicie per dimostrare le potenzialità del merchandising e per convincere le società ad investire nel proprio brand. Accordi e partnership di 8 anni in Italia non si vedono dai tempi di Carlo Codega (per i non lombardi, googlate “Carlo Codega” e vi si aprirà un mondo).

Lo Sport Marketing negli USA lo fanno alla grande, mangiano “pizza pepperoni” e sport da quando sono in fasce. La scuola, il tempo libero, l’università sono orientate a farti amare lo sport e, soprattutto, lo sport legato al territorio. Basket, hockey, baseball e football: non è importante quale sport, è fondamentale tifare i colori della propria città. Ogni cittadino è un tifoso e vuole sentirsi parte di questo mondo, vestire gli stessi colori dei propri idoli e indossare, ad ogni partita, il logo della squadra del cuore. È quindi così difficile capire l’accordo fra NBA e Nike? Assolutamente no!

E noi, nella vecchia e cara Italia, a che punto siamo? A mio parere siamo ancora lontani, anzi lontanissimi, dal modello americano. I motivi? Solo per citarne alcuni: marketing poco o per nulla virale e visione antiquata dello sport che oggi deve sempre di più diventare un vero e proprio spettacolo.

E se non vogliamo andare troppo lontano, basta guardare al di là della Manica per rendersi conto che non bisogna per forza essere “made in USA” per seminare il proprio logo fuori dai confini della città: vi dice niente il nome Manchester United? La prima società che, grazie allo sviluppo di una distribuzione assolutamente capillare e virale del proprio merchandising, ha diffuso il suo marchio a livello internazionale. Un esempio da seguire…. #followtheredpepper